
Nell’ampia palude del trash televisivo, dove il cerebro si inabissa nel piattume della mediocrità, Platinette è una zattera (battente bandiera rosa) che ha saputo giocare con il mezzo con intelligenza. Senza retorica, senza buonismi, senza falsità se non quella, manifesta, del suo sesso, Platinette usa ed è usata dal mezzo televisivo, dal pachidermico colosso mangia-cervelli orchestrato – con astuzia romana – dal batrace Costanzo e da suo marito, Maria De Filippi. Se vogliamo, quella di Platinette è una parabola triste ma mai volgare. L’Italia, arretrata e bifolca, la identifica in una tradizione goliardica, nello stereotipo dell’omessuale obeso vestito da donna. E ne ride deridendola. L’Italia colta, libertaria solo a parole, persa dietro alle barbose digressioni senili di Eugenio Scalfari, arriccia il naso e non riesce a vedere che la sua è una maschera tragica, pasoliniana e allo stesso tempo ludica, con un tocco decisamente glamour alla Warhol. Lapsus scopre di volerle bene.




