Le cronache di Narnia: il principe Caspian
Andrew Adamson, 2008 – USA
scheda imdb
di G. Patrone e L. Pesce
Ecco l’ennesima pellicola fantasy che, in seguito al successo di pubblico riportato dalla trilogia de Il Signore degli Anelli, continua a proporsi nelle sale cinematografiche di tutto il mondo.
Secondo capitolo della trilogia dello scrittore C.S. Lewis, il Principe Caspian riporta in scena le avventure dei quattro piccoli eroi già protagonisti nel primo fortunato capitolo cinematografico.
I quattro fratelli sono cresciuti e i due maggiori sono ormai vittime di continue tempeste ormonali che portano il primo all’arroganza e alla spacconaggine e la seconda a flirtare in modo indecente con il primo venuto, casualmente il Principe Caspian. Ragazzino efebico dalla faccia pulita ed insignificante, Caspian è il principe del Regno di Thoran (o qualcosa di altrettanto stupido e linguisticamente incomprensibile) il cui crudele patrigno è interpretato da un irriconoscibile Sergio Castellitto che lo vuole morto per non avere pretendenti al trono.
Pescando a piene (e sporche) mani da Amleto, Le cronache di Narnia è farcito di epica leziosa, di musiche altisonanti ed eroiche piene zeppe di archetti e corni nibelunghi.
La sceneggiatura ci costringe ad una regressione linguistica tanto è scadente, anzi diremmo meglio scaduta e la telecamera si trova ad indugiare a lungo (il film dura 145’!) su impossibili paesaggi creati al computer da grafici cresciuti a pane, masturbazione e giochi di ruolo, su foreste popolate da leoni tanto luminescenti quanto saccenti e centauri dall’aria caraibica e tamarra. Una modestissima galleria di personaggi senza spessore, scopiazzati dalla Disney e da Harry Potter, come il vecchio precettore di Caspian, il dottor Cornelius, una specie di Mago Merlino obeso. E che dire di Castellitto quando sul finire di questa tortura visiva, con tanto di maschera di Agamennone in volto, si lancia in una noiosissima battaglia finale dall’esito scontato? Lui, attore impegnato con moglie impegnata, avrebbe dovuto assicurarsi un momento di quale vangata di sterco andava a recitare. E, ancora, quell’insopportabile bambina (che dovrebbe rappresentare “colei che crede per poter vedere”) con il suo rapporto “speciale” con il re leone/Aslan, un rapporto di rara stucchevolezza, evidenziata da lunghissimi primi piani dei suoi occhi bambini e bovini.
Rimane insoluto il misterioso leit-motiv del saggio leone: “Nulla succede due volte nella stessa maniera”: abile pretesto per evitare di rispondere al perché il leone non intervenga da subito risparmiando ai protagonisti inutili carneficine e, a noi, il prezzo del biglietto. Che, comunque, con 7 euro e 50 centesimi ci si può comprare persino una pizza.
Pietismo, culto del coraggio come valore formativo dell’adolescente, immagini straripanti di campi lunghi e noiosissimi scontri girati con molta disinvoltura ma così patinati da non far trasparire alcuna tensione. Ancora una volta ci tocca soccombere di fronte al cattivo gusto di un pubblico affamato di effetti speciali magniloquenti e un linguaggio essenziale ed enfatico. Un film che piacerebbe solo a Baden Powell.

rivisitazione della recensione pubblicata sull’ormai introvabile n°1 di Lapsus

Il che significa che avete speso 15 iuri per ’sta porcata? Il libro non è male ma quando ho visto il film ho avuto un crampo allo stomaco.
)
Più stroncature ci sono tra le vostre recensioni e meglio sto.
P.S. Il signore degli anelli però non si tocca…