L’uomo del banco dei pegni

Lapsus consiglia la visione di L’UOMO DEL BANCO DEI PEGNI (The Pawnbroker) USA 1965, di Sidney Lumet, con Rod Steiger, Geraldine Fitzgerald, Brock Peters, Jaime Sánchez, Thelma Oliver – 116 minuti.


the_pawnbroker

Lunedì 15 FEBBRAIO 2010

Cinema Ritz di Genova

Piazza Leopardi 5 r -  Telefono: 010 314 141

Nazerman è un uomo reso indifferente al dolore altrui dagli orrori del suo passato, che appaiono in rapidissimi flashback richiamati da associazioni mentali improvvise: l’abbaiare di un cane fa riaffiorare il ricordo dei pastori tedeschi istigati dalle Ss, le urla nella notte di alcuni teppistelli riecheggiano le grida dei prigionieri del Lager, i tratti semiti di un passeggero in metropolitana si sovrappongono nella memoria ai volti degli ebrei deportati. Di fronte ai disperati che sfilano nel banco dei pegni e gli cedono gli ultimi averi in cambio di pochi dollari resta impassibile, come se ciò che gli è stato fatto rendesse insignificante qualunque altra sofferenza. Notevole in questo senso è la sequenza in cui una ragazza emaciata, il ventre gonfio per l’avanzata gravidanza, impegna un anello credendolo di valore. Mentre le dice che la pietra dell’anello è di vetro, Nazerman non prova alcuna pietà: rivede le mani dei nazisti togliere gli anelli dalle mani delle ebree tese oltre il reticolato del campo e il suo cuore si indurisce. Solo quando Jesus, il commesso portoricano che vede in lui un maestro nell’arte degli affari e gli ha tributato un’aperta ammirazione, viene colpito a morte per salvarlo nel corso di una rapina, Nazerman ritrova la capacità di soffrire. Rivede a uno a uno i volti degli umiliati e offesi a cui ha negato la sua pietà e sfoga la sua disperazione trafiggendosi la mano con la punta acuminata in cui infilza le ricevute: l’ebreo si è “crocifisso” espiando la sua colpa antica e in questo modo ha riacquistato la sua umanità. Fotografato in un bianco e nero nitido e contrastato che, col contrappunto degli accordi di Quincy Jones, rende bene la desolazione metropolitana. L’uomo del banco dei pegni affronta il dramma della diversità ebraica evitando i toni ricattatori e la facile commozione.


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