Segreti di famiglia (Tetro)
Francis Ford Coppola (USA, 2009)
scheda imdb
di Stefano Piri
L’ultimo film di Coppola è un melodramma familiare di ispirazione, per ammissione dello stesso regista, parzialmente autobiografica1.
Tetro racconta la storia del diciottenne Bennie Tetrocini (Aden Ehrenreich), che si reca a Buenos Aires nel tentativo di ristabilire un rapporto con il fratello maggiore Angelo “Tetro” Tetrocini (Vincent Gallo) allontanatosi da casa anni prima a causa dei contrasti con l’ingombrante figura del padre, il grande musicista Carlo Tetrocini (Klaus Maria Brandauer).
I primi quaranta minuti del film di Coppola entrano di diritto nell’antologia dei grandi momenti del cineasta italo-americano, e quindi nella categoria delle visioni cinematografiche indimenticabili.
Attraverso lo sguardo di Bennie scopriamo una Buenos Aires che mozza letteralmente il fiato, accarezzata dall’uso sontuoso della macchina da presa del regista e impressa in profondità negli occhi dello spettatore nella grana di un bianco e nero da antologia.
D’altra parte il Tetro di Vincent Gallo è, sempre nella prima parte del film, davvero potentissimo, carismatico e respingente al contempo come i migliori personaggi di Coppola.
Sfortunatamente con il procedere della storia la complessità e la maestosità dei temi evocati (la declinazione complessa del rapporto padre-figlio, il gioco delle identità, l’indagine sulla reale natura dell’ispirazione artistica, per citare soltanto i temi principali) finiscono per soffocare la dimensione narrativa del film, anziché arricchirla di nuovi strati.
L’apparato simbolico, già dall’inizio non propriamente velato (la gamba ingessata di Tetro a rappresentarne la zoppia emotiva e relazionale, tanto per dirne una) con il passare dei minuti si fa sempre più greve, intrappolando il film in una dimensione vistosamente artificiale e “scritta”, dove troppo spesso lo sviluppo degli avvenimenti si piega alle esigenze tematiche della sceneggiatura, portando il film verso un finale tanto ambizioso quanto narrativamente zoppicante2.
Smaltita la delusione per l’incompleta riuscita di quello che, viste le premesse, poteva essere più o meno un capolavoro, resta comunque l’apprezzamento per l’opera ricca di spunti di quello che resta uno dei grandissimi artisti del nostro tempo, il cui cinema, anche nell’imperfezione, rimane pensato, intenzionale e consapevole in ogni sua parte.
In una parola: ricco nei contenuti ma soprattutto nell’uso di un linguaggio che ad ogni inquadratura trova un’invenzione, un’idea, un sentimento.

