Intervista a Salvatore Settis

eccelapsus.com vi presenta qui l’intervista apparsa sul cartaceo numero 2 di lapsus. L’intervista a Salvatore Settis è stata realizzata da Luigi Pesce.

salvatore settis

Le cifre Istat sul consumo del suolo nel quindicennio 1990 – 2005 danno alla Liguria il triste primato negativo con un un 45,55%, che lei definisce come “un dato raccapricciante”1.

E’ l’aggettivo più gentile che mi sia venuto in mente.

Eppure la nostra regione, in questi quindici anni, è stata in gran parte amministrata dal centrosinistra. Possiamo dire che quello che lei chiama “partito del cemento” sia un partito trasversale e che non nasconda ideologie politiche ma, semmai, una concezione ferocemente utilitaristica del territorio?

E’ quello che io penso. Io non ho pregiudizi di schieramento: se vedo qualcosa che non va bene in una città o in una campagna del nostro territorio non mi interessa sapere se sia amministrata dal centro, dalla destra o dalla sinistra. Esiste un libro titolato, appunto, “Il partito del cemento”2 che è tutto sulla regione Liguria. Io non sono ora in grado di giudicare analiticamente la situazione in Liguria (ne so troppo poco), ma il dato che emerge è allarmante, esattamente come il dato del moltiplicarsi dei porti turistici. Tra pochi anni il numero dei porti turistici in Liguria salirà ad una cifra vicina ai sessanta con un incremento del numero delle barche a circa quarantamila. Ecco, io penso che questi progetti siano un grandissimo errore che hanno, come inevitabile conseguenza, la distruzione irreversibile del territorio. Per non parlare poi delle tragiche conseguenze sulla biologia marina: si sa che trasformare decine e decine – se non centinaia – di chilometri di spiaggia in cemento non aiuta certo la sopravvivenza della fauna e della flora marina.

I musei italiani oggi sono percepiti come qualcosa di fatiscente e polveroso e, quando la nostra classe politica parla di valorizzazione, sembra concentrarsi principalmente sull’aspetto di un ritorno economico.

Penso che il problema dei musei italiani sia dovuto ad una situazione di particolare arretratezza gestionale. Ma anche in Italia ci sono dei musei attivi e dinamici e dunque non vedo un paesaggio uniformemente negativo: ci sono realtà – specialmente nei musei piccoli – dove si riesce a fare qualcosa di bello nonostante l’enorme mancanza di mezzi. Recentemente ho visto una bellissima mostra allestita al Palazzo Ducale di Mantova fatta con pochissimi mezzi su uno scultore quattrocentesco, Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto l’Antico3. Era una mostra di altissima qualità che poteva essere tranquillamente ospitata al Louvre o al Metropolitan Museum e che, naturalmente, è passata quasi inosservata per mancanza di fondi da impiegare nella sua pubblicizzazione.
I forti tagli dei fondi pubblici destinati alla cultura hanno praticamente azzerato qualsiasi tipo di attività. Tengo a sottolineare che questi tagli sono in assoluta controtendenza rispetto a paesi come la Francia, la Germania e l’Inghilterra che sono nazioni che, come la nostra, hanno prevalentemente musei pubblici finanziati da fondi pubblici. E non possiamo nasconderci dietro alla crisi economica perché – a quanto mi risulta – la stessa crisi è avvertita in maniera analoga in questi paesi. La verità è che i nostri governanti sono incapaci di ragionare sui tempi lunghi come, invece, si è dimostrato capace di fare Sarkozy aumentando la fascia dei giorni di entrata gratuita nei musei francesi.

La forza della tutela italiana dei beni culturali è forse la presenza di una sofisticata rete di sovraintendenze legate al territorio. Eppure la situazione che abbiamo sotto gli occhi è a dir poco tragica: le assunzioni in sovrintendenza sono scarsissime e gli stessi sovrintendenti non vengono più nominati o sono costretti a ricoprire aree troppo vaste per svolgere adeguatamente il proprio lavoro. Ne è un esempio il sovrintendente di Genova che è lo stesso di Lucca, ma sarebbero davvero tanti i casi da citare. Nello stesso tempo però in questi anni, sono stati attivati dei corsi di formazione universitaria rivolti proprio alla conservazione e alla valorizzazione dei beni culturali. A questi studenti, di fatto, viene sottratta la figura professionale per cui stanno studiando.

La struttura della tutela italiana, ordinata per sovrintendenze legate al territorio, è da sempre considerata la migliore del mondo. Tuttavia la stiamo velocemente svuotando dall’interno ed è questa una grave colpa che i governi di centrodestra e centrosinistra si dividono in maniera pressappoco uguale, anche se va riconosciuto che l’ultimo governo Prodi ha fatto qualche piccolo sforzo assumendo settanta o ottanta laureati e quattrocento custodi (che in realtà sono sempre ragazzi laureati e che fanno il concorso pur di entrare in qualche modo nel settore). Ma si è trattato di sforzo davvero piccolo, circa un decimo di quello che occorrerebbe fare in realtà, lo ha riconosciuto lo stesso Rutelli.
Credo fermamente che questo blocco nelle assunzioni sia una prova lampante dell’assoluta miopia dei nostri governanti. Non viene compreso che in questo settore, come in molti altri – prendiamo ad esempio la scuola – il numero degli addetti deve essere commisurato al carico di lavoro. Quello che è successo in questi anni è invece una crescita dei compiti da una parte e un calo dell’organico dall’altra. Questa situazione è drammatica specialmente per quanto riguarda l’archeologia, come ho denunciato pubblicamente qualche mese fa: dal primo gennaio del 2010 ci saranno sette persone che possono ricoprire il ruolo di sovraintendente a fronte di ventiquattro posti, che sono comunque pochissimi.

Nell’aprile del 2007 lei ha presentato all’allora ministro dei beni culturali Francesco Rutelli una dettagliata proposta di una direzione generale della valorizzazione. Quella proposta rimase completamente inascoltata. Può brevemente indicarci quali sono le priorità di cui avrebbe il bisogno il nostro paese per una sana tutela e valorizzazione?

Ciò di cui avrebbe bisogno il nostro paese sarebbe che non venisse più distinta la valorizzazione dalla tutela. Purtroppo questa distinzione tra la valorizzazione – assegnata alle regioni – e la tutela – a carico dello Stato – è finita nella Costituzione dopo un’infelicissima riforma del Titolo V, voluta dal centrosinistra. Ciò che proposi allora a Rutelli era un tentativo di rimediare a questa insana distinzione attraverso la creazione presso il ministero di un ufficio di coordinamento nazionale delle politiche di valorizzazione. Era un modo per evitare quello che sta succedendo e succederà in un immediato futuro, ovvero il profilarsi di norme per la valorizzazione diverse da regione a regione. Questa proposta non venne accolta e quando questo ufficio è nato – in maniera un po’ sgangherata – con il nuovo ministro Bondi non è stato concepito con quelle intenzioni ma con finalità prettamente economiche. Io pensavo alla necessità di una seria politica nazionale sulla valorizzazione fatta da un grande tecnico del settore dei beni culturali, non da un manager di altra provenienza.

Si riferisce alla nomina di Mario Resca che, fino al 2007 è stato presidente e amministratore delegato di McDonald’s Italia4.

Visto che ne parliamo, vorrei precisare qual è il mio pensiero in merito. Ci sono dei manager che vedrei benissimo a ricoprire quel ruolo. Ad esempio, non avrei battuto ciglio se fosse stato nominato – ma è un’ipotesi assurda perché lui ha di meglio da fare – Franco Bernabé di cui ho avuto modo di valutare la sensibilità per il settore dei beni culturali durante la sua presidenza della Biennale. Capisco che uno come lui potrebbe introdurre validi elementi di cultura manageriale perché possiede un notevole background di cultura, curiosità intellettuali e conoscenze personali. Il Dottor Resca mi è sembrato, invece, dall’ingenuità delle sue dichiarazioni, che fosse una brava persona ma completamente a digiuno di quella cultura specifica che dovrebbe essere poi il cuore di una proposta del genere.
Siccome ancora non è diventato direttore generale…

Questo perché la figura professionale del direttore generale non è ancora giuridicamente definita?

No, il progetto della direzione generale della valorizzazione è stato messo a punto dal ministro Bondi. Il Consiglio Superiore dei beni culturali – quando ne ero presidente io – glielo rimandò indietro una volta… non capisco ancora perché abbia fatto così tanto scandalo visto che il Consiglio di Stato glielo ha successivamente rimandato indietro ben due volte con le analoghe motivazioni. Ora non so bene a che punto sia arrivato l’iter burocratico, ma finché la figura del direttore generale non è stata creata, Resca non può di certo essere nominato. Una volta che sarà in carica giudicheremo dal suo operato che, se sarà buono, sarò il primo a lodare.

Visto che ne ha accennato, le sue dimissioni dalla presidenza del Consiglio Superiore del ministero dei beni culturali sono ancora una ferita aperta che…

Quale ferita? Mi creda, è stata una gioia.

Ah. L’ha vissuta come una specie di liberazione?

Certamente. Chiunque mi conosca sa quanto, nel dimettermi, mi sia sentito sollevato. Mi ha solo dato noia dover perdere del tempo per scrivere una lettera di dimissioni e seguire le eccessive polemiche che ne sono scaturite… ma non ci sono da parte mia dissapori personali con il ministro.

Beh, a leggere il ritratto che Bondi fa di lei sui mezzi di stampa non si direbbe. La descrive come una specie di polveroso conservatore in contrasto con il nuovo spirito di riforma del ministero che, a quanto pare, lei non ha pienamente capito5. Tra le righe si ha come l’impressione che il ministro veda i beni culturali soltanto come un bene economico da far fruttare…

No, non è un’impressione. Lo dice lui, candidamente. Su questo non ci sono dissapori, ci sono concezioni diametralmente opposte del patrimonio culturale.

Infine, Professor Settis, lei insegna archeologia classica ai suoi studenti e dirige uno degli istituti più prestigiosi del nostro paese. Dalla sua esperienza diretta, nutre fiducia nelle prossime generazioni?

Assolutamente. Tra poco mi recherò ad un seminario di un mio ex allievo molto bravo – Clemente Marconi6 – che, al giorno d’oggi, è professore presso la New York University ed è uno degli archeologi più prestigiosi degli Stati Uniti. Non vedo perché un ragazzo che ne abbia oggi venticinque e che studia qui con le stesse persone non possa fare le stesse cose.
Sempre a New York, ma alla Columbia University, insegna un altro nostro bravo allievo, Francesco De Angelis7.
Va detto che questi due archeologi giovani e brillanti in Italia non hanno trovato lavoro e che invece negli Stati Uniti sono contesi, dico contesi, da un’università all’altra.


1 • Si legga in merito l’articolo “Nuovo via libera al cemento, Toscana prima della classe?” a firma di S. SETTIS sul quotidiano “IL TIRRENO” del 12/05/2009, p.3
2 • F. SANSA, M. PREVE “Il partito del cemento. Politici, imprenditori, banchieri: la nuova speculazione edilizia”, Chiare Lettere, 2008
3 • “Bonacolsi l’Antico: uno scultore nella Mantova di Andrea Mantegna e di Isabella d’Este” mostra curata da Filippo Trevisani e allestita dal 13 settembre 2008 al 6 gennaio 2009 presso il Palazzo Ducale di Mantova.
4 • Vale la pena compilare qui una breve scheda biografica del Dott. Resca. Laureatosi in Economia e Commercio alla Bocconi, ha ricoperto numerose cariche di prestigio: Presidente di Italia Zuccheri Spa, del Casinò di Campione Spa, della Sambonet Spa, della Kenwood Spa e di Cofimprese; Socio Fondatore della Eric Salmon & Partners e Consigliere della Mondadori Spa, di Finance Leasing e di Arfin Spa. E’ stato anche nominato nel 1974 Direttore della Biondi Finanziaria (Gruppo Fiat) e Senior advisor di “Oaktree Private Equity Fund”. In questo periodo è consigliere di amministrazione di Lancome Italia e di società del Gruppo RCS Corriere della Sera e del Gruppo Versace. Infine, oltre alla già citata presidenza della McDonald’s Italia (dal 1995 al 2007), Resca è Consigliere indipendente dell’Eni Spa dal maggio del 2002.
5 • Ci riferiamo all’articolo firmato da Sandro Bondi intitolato “I pregiudizi e l’immobilismo non portano lontano” apparso su Il Giornale del 22 novembre 2008.
6 • Clemente Marconi, con un Ph. D. conseguito alla Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1997, dall’autunno del 2006 insegna presso l’Institute of Fine Arts della New York University. Nello stesso anno ha pubblicato con la Cambridge University Press il saggio “Temple Decoration and Cultural Identity in the Archaic Greek World”.
7 • Francesco De Angelis, con un Ph. D. conseguito alla Scuola Normale Superiore di Pisa nel 2003, è Assistant Professor in Roman Art and Archaelogy presso la Columbia University.


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