Come John Cage divenne un esperto di funghi in tv: ovvero come Mike Bongiorno sfiorò la storia della musica, senza accorgersene

Cage e Bongiorno

di Marco Lenzi

Reduce della storica partecipazione ai Ferienkurse di Darmstadt nell’estate del 1958, durante i quali con la sua musica aleatoria mandò a gambero mondo l’universo compositivo coeso e coerente degli strutturalisti europei, John Cage trascorse l’autunno e parte dell’inverno successivi in Italia, a Milano, invitato da Luciano Berio a lavorare allo Studio di Fonologia della Rai. Lì il compositore americano produsse uno dei suoi pezzi più noti, Fontana mix per nastro magnetico, che realizzò andando in giro per la città lombarda a registrare rumori di ogni sorta che vennero poi rielaborati in studio secondo quel metodo di lavoro maniacale che aveva già caratterizzato gran parte della sua opera dalla Music of Changes (1951) in poi (un lavoro massacrante di ore, giorni e mesi che consisteva, in questo caso, nel ritagliare e incollare su porzioni di nastro vergine migliaia di piccolissimi pezzi di nastro, le cui caratteristiche – durata, collocazione, etc. – erano rigorosamente determinate dal lancio delle monete dell’I Ching). Durante il soggiorno milanese Cage compose anche un’Aria per la stupefacente e versatile voce di Cathy Barberian, all’epoca moglie di Berio, e intraprese in compagnia del compositore ligure una serie di concerti in alcune città italiane. Ma se questi pezzi e questi concerti sono passati alla storia della musica moderna, la presenza di Cage in Italia è passata anche alla storia del costume per la sua partecipazione a Lascia o raddoppia, il quiz di Mike Bongiorno che non ha ovviamente bisogno di alcuna presentazione. La storia del come andarono le cose al riguardo è abbastanza buffa e ha dei curiosi retroscena, svelati per ovvie ragioni da poco tempo.

Bisogna dunque sapere che a quel tempo Cage, nonostante fosse un compositore qurantaseienne già internazionalmente affermato, viveva praticamente in uno stato di semi-indigenza (fu solo a partire dal decennio successivo che cominciò ad avere qualche entrata che gli permettesse di vivere un po’ più dignitosamente, grazie soprattutto alla collaborazione con la compagnia di danza di Merce Cunningham); basti pensare che non aveva neanche un vestito con cui presentarsi in televisione (gli fu infatti prestato da Berio) e che la stessa Cathy Barberian dovette rammendargli in fretta e furia una manica scucita dieci minuti prima di entrare in trasmissione. Perciò a Berio e a Umberto Eco, che in quel periodo lavoravano alla Rai, venne l’idea di farlo partecipare al quiz per vedere se riusciva a vincere un po’ di denaro che gli permettesse almeno di tornare negli Stati Uniti (e forse anche perché Berio si era un po’ rotto i coglioni di tenerselo in giro per casa). Ora, siccome Cage era un esperto di funghi (oltre che di scacchi, anche se a quale livello effettivo, in entrambi i campi, non l’ho mai capito) gli fu suggerito di presentarsi su quella materia, sulla quale in verità si mostrò abbastanza preparato da riuscire a passare le prime serate, durante le quali, tra l’altro, eseguì anche alcuni suoi pezzi aleatori come Water Walk e Sounds of Venice davanti a venticinque milioni di italiani e a un quantomeno perplesso Bongiorno. Giunto così in finale, a Berio e ad Eco venne probabilmente il terrore che Cage potesse cadere sulle domande più difficili, tanto che, senza farsi troppi scrupoli, pare (pare!) fossero riusciti chissà come a passargliele, facendogli vincere cinque milioni, una cifra ragguardevole per i tempi e con la quale sicuramente visse di rendita per una decina d’anni.*

Cage e Bongiorno

La registrazione delle trasmissioni non l’ho mai vista e credo sia andata perduta o distrutta (anche perché altrimenti Ghezzi, immagino, l’avrebbe mandata in onda come tormentone per qualche centinaio di volte su Blob o su Fuori orario); esiste però una trascrizione integrale dell’audio dell’ultima serata che è stata pubblicata per la prima volta in una antologia di scritti e di testimonianze sul compositore (Aa. Vv., John Cage. Dopo di me il silenzio, Emme Edizioni, Milano, 1978, pp. 51-55) e di cui vi riporto qui sotto le ultime, divertentissime parole:

M. B. Bravissimo, bravo bravo bravo bravo. Bravo bravissimo, bravo Cage. Be’, il signor Cage ci ha dimostrato indubbiamente che se ne intendeva di funghi, perché con le domande che gli abbiamo fatto questa sera c’era di che sudare. Quindi non è stato semplicemente un personaggio che è venuto su questo palcoscenico per fare delle esibizioni più o meno strambe di musica strambissima, quindi è veramente un personaggio preparato. Lo sapevo perché mi ricordo che il signor Cage ci aveva detto che abitava nei boschetti nelle vicinanze di New York e tutti i giorni andava a fare le sue passeggiate e a raccogliere funghi, ed ecco dove ha imparato la sua materia.

J. C. Un ringraziamento… a funghi, e ringraziamento alla Rai, e ringraziamento a tutti genti d’Italia…

M. B. A tutta la gente d’Italia. [applausi ] Bravo signor Cage, arrivederci e buon viaggio, torna in America adesso o resta qui? Do you go back to United States or you stay here? Ah! Ritorna di nuovo, ho capito.

J. C. …mia musica resta.

M. B. Ah! Lei va via e la sua musica resta qui, ma era meglio che la sua musica andasse via e lei restasse qui. [risate e applausi ] Arrivederci signor Cage, arrivederci e buona fortuna a tutti con Lascia o raddoppia.

* Tengo a precisare che si tratta solo e soltanto di un’ipotesi, non avendo a disposizione alcuna prova documentale. I nomi di Berio e di Eco li ho ‘dedotti’ da uno scritto di Alessandro Carrera (Parabola per chi crede nel caso, in: Aa. Vv., John Cage, Milano, Marcos y Marcos, 1998, pp. 34-40) nel quale si dice testualmente che un’impiegata della Rai “aveva sentito dire che un famoso compositore e un importante musicologo, che nel 1958 erano ancora giovani, lavoravano alla Rai e volevano che John Cage continuasse a collaborare con loro allo Studio di Fonologia, erano entrati di nascosto negli uffici di Lascia o raddoppia, avevano copiato le risposte delle domande sui funghi e le avevano passate a John Cage” (ivi, p. 39).


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