questo mese eccelapsus.com vi presenta qui una delle due interviste apparse sul cartaceo numero 2 di lapsus. L’intervista a Dario Fo è stata realizzata per noi da Maria Vittoria Bellingeri.
Buona lettura.
MORTE ACCIDENTALE DI UN’INTERVISTA
conversazione (abortita) con Dario Fo

“Se sono in casa, la porta di Franca e Dario è aperta sempre.
E sempre loro due, pur stanchi, pur sfiancati da un “tourbillon
de la vie” che non pare voler dare tregua, non si negano mai a
nessuno. Al ragazzo dei centri sociali che li tampina per
coinvolgerli nell’ennesima protesta, al prof che li vuol tirare dentro
in una lezione, al sindacalista che li vuol portare in piazza.
Agli infiniti giornalisti che ogni momento fanno squillare telefoni
e telefonini molestandoli sui temi più disparati, da come salvare
lo Stato a come salvare l’anima… E i Fo, confermando la regola
dei “grandi”, pazienti e generosi, trovano ogni volta un po’ di tempo per tutti”.1
Andiamo ad incominciare2 con una cronaca puntuale dei fatti.
Attraverso la sede de La Repubblica di Roma, Lapsus ottiene il numero telefonico dell’ufficio di Dario Fo. Al telefono risponde una giovane voce femminile che ci invita a mandare una dettagliata mail sul sito internet di Franca Rame. Cosa che facciamo, con tutti i salamelecchi del caso, senza far mistero della nostra piccola (quasi nanoparticellare) struttura e domandando con educazione e una punta di timidezza un colloquio con il Premio Nobel3.
Risponde, dopo una settimana, la Signora Carlotta Colli: Dario Fo è impegnato nella stesura di due testi teatrali e preferirebbe un colloquio telefonico. Ci viene domandato, con prassi che segue la regola dei “grandi”, pazienti e generosi, di inviare in anticipo le domande via mail in modo che il Maestro possa prepararsi adeguatamente. Mettiamo pertanto al lavoro una nostra giovane collaboratrice4 la quale ha la serietà e lo scrupolo di acquistare (a sue spese, data la straordinaria mancanza di mezzi economici della nostra rivista) tutti i testi necessari per la stesura di una decina di domande.
Si cerca pertanto di assolvere al pachidermico compito di affrontare in breve tempo cinquant’anni di carriera professionale di uno dei più meritevoli e longevi autori teatrali del nostro Paese; si cerca di spaziare dalle sue figure femminili di riferimento (Mater-Uxor-Musa) alla sua sempreverde passione per le battaglie civili, dal teatro militante della ormai celebre Palazzina Liberty alla candidatura a sindaco di Milano, dalle tecniche di scrittura teatrali alla differenza che corre tra la satira e lo sfottò.
Una volta che la nostra collaboratrice è riuscita a dare faticosamente forma al corpus dell’intervista, iniziamo il lavoro di pulitura e dividiamo le domande in macro tematiche perché il Maestro possa immediatamente comprenderne la struttura.
Inviamo dunque un’altra mail allo staff di Dario Fo e attendiamo pazientemente una risposta che giunge, la settimana successiva, a firma di Giselda Palombi. Ci viene detto che, per l’intervista, avremmo dovuto telefonare ad un numero di Milano sabato 16 maggio alle ore 18.
Puntuali come la morte, telefoniamo.
Buonasera, chiamo per conto della rivista letteraria Lapsus. Avevamo fissato un appuntamento per un’intervista telefonica.
Si, buonasera, le passo subito il Maestro.
Pronto?
Buonasera Maestro.
Non lo sottolinei, se no diventa un’ironia.
(ride) Senta, le passo la nostra giovane intervistatrice così possiamo cominciare subito con le domande.
Si, d’accordo.
Il microfono di Lapsus passa di mano.
Buonasera!
Buonasera, cara. Come ti chiami?
Maria Vittoria. E’ un piacere incontrarla, anche se solo telefonicamente.
Dimmi tutto.
Innanzitutto grazie per la disponibilità, perché sappiamo bene quanto lei sia impegnato.
Figuriamoci.
So che lei ha già ricevuto le domande, quindi vado direttamente al sodo.
Si, ma che cosa… su che cosa… su cosa vuole pormi domande?5
Tendenzialmente sulla sua vita e sulla sua arte. La prima domanda che le abbiamo inviato riguarda…
Ma lei lo sa che è uscito un libro scritto a quattro mani, da Franca e da me?.. Parliamo di quello!6
… Va bene, fortunatamente sono riuscita a finirlo proprio ieri.
Beh, allora parliamo di quello. E’ meglio.
Per l’appunto, sapendola vicino ad una figura femminile così importante, ci domandavamo quale peso abbiano ricoperto le donne della sua vita (moglie e madre) nella sua formazione artistica.7
Beh, diciamo che io sono stato molto fortunato. Sono entrato a teatro e ho trovato non soltanto una compagna ma anche una persona che mi ha insegnato tanto. Ho imparato più da lei che da qualsiasi incontro o dibattito che ho realizzato in cinquant’anni.
Sappiamo che anche sua madre ha ricoperto un ruolo formativo importante.
Ah, beh. Certo, mi ha sostenuto. Era un po’ esagerata e mi appoggiava in tutto quello che mi veniva in mente, era una sostenitrice a priori. Invece Franca è molto critica, riesce a mandarmi in crisi: si litiga, si discute anche duramente. Questo è importantissimo perché avere un rapporto di confronto e collaborazione reale significa avere un grande vantaggio: la vera collaborazione consiste anche nel mettere in crisi l’altro.
Visto che parliamo di figure femminili, vorremmo chiederle cosa pensa della situazione – di cui si parla tanto oggi – in cui la donna sembra ricoprire ruoli marginali sia in televisione che in politica, ridotta a solo corpo plastico da ammirare o su cui sbavare…
Ma per l’appunto nel nostro libro “Una vita all’improvvisa”, Franca scrive un capitolo intero molto toccante sulla sua esperienza politica in Senato e analizza un po’ il comportamento delle sue colleghe: i loro interessi e il loro atteggiamento morale nei confronti dei problemi reali della gente. Quel capitolo è proprio da leggere con attenzione… perché non c’è una critica risentita ma una lucida analisi della situazione8.
Immaginiamo che abbia sentito le recenti polemiche televisive…
Ma certo, ma certo! Stai parlando della… della Veronica.
In generale della “questione veline” e della donna considerata ad oggetto.
E’ venuta fuori pesante… perché… perché che un Presidente del nostro governo adoperi il governo come salone dove inserirci dentro le sue fans – in questo caso delle ragazze che a lui interessano – che hanno intenzione di far carriera e che lui adoperi la propria posizione politica per realizzare i propri, diciamo, sogni… beh, è una cosa meschina, veramente tragica. E’ la fine dei valori, del significato della politica, del rispetto verso la donna. E’ davvero irrispettoso verso le donne!
E secondo lei perché manca una reazione strutturata da parte delle donne a questa situazione?
La cosa grave è che c’è una popolazione che non ha senso morale. Tu puoi eleggere un uomo politico perché ci sono certe istanze che ti interessano… ma quando tu non metti in luce un’evidente trivialità di questi comportamenti, allora vuol dire che la tua dimensione culturale è pari a zero.
Ma noi vorremmo chiederle le ragioni per cui non c’è oggi una partecipazione collettiva, un fermento cittadino a queste problematiche.
Ah, volete sapere quali sono le motivazioni che determinano l’allontanamento della gente dalla politica… Il guaio è che dalla parte dell’opposizione ci dovrebbe essere una risposta un po’ più viva. La gente si allontana anche perché vede che l’atteggiamento e la reazione non è al livello che bisognerebbe realizzare. Bisognerebbe manifestare in tutti i modi, anche con la propria presenza oltre che con lo scritto, con le petizioni… insomma con tutto quello che si può realizzare… Anche gli studenti devono prendere una posizione più larga, che vada oltre al proprio luogo di studio, alla propria condizione personale. Tutta questa situazione attuale è molto grave.
Lei non crede che un motivo della mancanza di partecipazione collettiva possa essere anche il fatto che la comunicazione oggi è mediatica, tecnologica e lontana dalla piazza?
(lunga pausa) Aspetta che devo salutare un amico9… si, si… è così. Non posso dire altro che di essere d’accordo.
Cambiando argomento, lei faceva la giusta distinzione tra satira e sfottò. Al giorno d’oggi non ci sono più programmi di satira in televisione ma…
Ecco, visto che abbiamo questo nostro libro proprio in mano10, è presente un discorso molto vasto su cos’è la censura e come si giovi persino del terrorismo… cioè creare la censura preventiva… l’autocensura che è il disastro che c’è nella nostra….
Qui, purtroppo, la comunicazione si interrompe. Ricomponiamo immediatamente il numero.
Si, pronto.
E’ caduta la linea.
Allora, concludiamo.
Ah, si va bene. Ci può delineare brevemente in che modo comincia a scrivere, qual è la sua tecnica di scrittura?
Non abbiamo un ordinamento o un metodo fisso. Si va a seconda del momento… talvolta io scrivo un abbozzo e poi mi confronto con Franca… e viceversa. Ne discutiamo, a volte buttiamo all’aria un intero capitolo. Adesso abbiamo provato a strutturare uno spettacolo… tra qualche giorno, al Piccolo Teatro di Milano reciteremo insieme una piccola parte del libro11.
Dunque possiamo dire che il vostro metodo di scrittura lascia ampio spazio all’improvvisazione e che…
Questo è appunto il titolo stesso del nostro libro, Una vita all’improvvisa, che è un termine proprio della commedia dell’arte.
Ed è ciò che permette alle vostre opere di essere sempre attuali…
Si, di rinnovarsi di continuo… Va bene! La posso abbracciare e ci sentiamo e ci vediamo ancora.
… Perfetto, grazie mille.
Prego e arrivederci.
Pur ringraziando per il tempo che Dario Fo ha voluto concederci, dobbiamo ammettere tanto a voi quanto a noi stessi, di non essere assolutamente soddisfatti dalle sue risposte pigre, confuse e scontate. Non vorremmo mai credere che l’autore di audaci commedie come Mistero Buffo, Settimo: ruba un po’ meno e La colpa è sempre del diavolo sia vittima di un senile narcisismo alla Gloria Swanson in Viale del tramonto.
Soprattutto ci dispiace (ma un po’ ci diverte) che il Premio Nobel abbia voluto usare questa occasione per promuovere in ogni modo – in alcuni casi rivelando il suo non comune genio di uomo di spettacolo – il libro scritto insieme a sua moglie. Per quanto ci sforziamo, non riusciamo davvero a scorgere l’effettiva utilità di questa intenzione, data la natura microscopica della nostra rivista e l’esiguo numero dei suoi lettori.
Lapsus ha spedito copia di questo numero presso la casa milanese del Maestro. Se, insieme a Franca Rame, vorrà trovare quel tempo proprio dei “grandi, pazienti e generosi”, ospiteremo volentieri le sue parole sulle nostre pagine.
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